Storia del Santuario

l’apparizione della Madonna a Pietro Falco

Sui Colli Euganei, in periferia di Abano Terme, si trova un famoso santuario mariano, che da oltre cinque secoli, in seguito ad una apparizione della Vergine, è luogo di convergenza della fede cristiana delle popolazioni limitrofe venete-euganee: è il santuario della Madonna della Salute di Monteortone, artistico monumento di fede, che consacra alla Madre di Dio questo fortunato tratto di terra veneta, prodigiosamente visitata e miracolosamente benedetta dalla materna assistenza di Maria.

Pietro Falco, uomo d’arme, reduce da molte battaglie, a seguito di ferite riportate che gli rendevano faticosa l’articolazione degli arti inferiori, si recò a Monteortone su consiglio di amici e di medici in cerca di salute o, almeno, di un po’ di ristoro. Uomo timorato di Dio, avendone sperimentata la speciale protezione nelle azioni belliche in cui più volte solo il miracolo gli scongiurò la morte, era solito ritirarsi in preghiera presso un boschetto sotto quel colle che per la sua rotondità può aver dato nome al borgo sottostante: Monteortone. La cura, da tempo iniziata, non dava alcun risultato.

Non volle disperare. Si rivolse a Dio con fede. Dentro il boschetto, folto di verde, pieno del canto degli uccelli, gorgogliava l’acqua di una sorgente tiepida, ignorata e trascurata dagli abitanti del luogo. Qui ancora una volta Pietro si ritirò a pregare. La meditazione si tramutò in estasi, in visione. Come scesa dal monte, una nube luminosa coprì il boschetto e lasciò apparire la bianca figura della Vergine che così parlò a Pietro: “Va’, Pietro, e in questo fonte lavati che recupererai la sanità. Risanato, cerca nel fondo delle acque, perché sepolto tra i sassi troverai un quadretto con la mia immagine.

Manifesta a tutti, con la grazia ricevuta, il quadro ritrovato, dichiarando che questo luogo silvestre è sotto la mia protezione e che bramo per l’avvenire sia qui riverito il nome del mio santissimo Figlio e il mio. A conferma di quanto andrai loro dicendo, prendi un ramo d’ulivo di questo monte , simbolo di pace per il popolo padovano e di riconciliazione con Dio che, alle mie preghiere, perdonando i loro errori, si compiace sollevarli dal flagello presente (della peste). Prendi pure un ramo di quercia, simbolo di stabile e perpetua custodia che io voglio avere di questo luogo. Il ramo di quercia, cingendotene il capo, si seccherà, per rinverdire toccandoti con esso il fianco. Il ramo di ulivo posto sul fianco si seccherà per rinverdire quando con esso di cingerai il capo”.

Pietro ubbidì e nel bagno le sue membra ripresero vigore e agilità. Recuperata così la salute, si ricordò delle promesse della Madonna. Frugò fra i sassi della fonte e, con non minore meraviglia scoprì il quadro, per niente rovinato dall’acqua termale, riproducente la Madre di Dio in atteggiamento squisitamente materno, con alla destra S. Cristoforo martire e alla sinistra S. Antonio Abate. Era il maggio del 1428.

La notizia del fatto si divulgò presto tra i paesi del vasto circondario euganeo e fu un accorrere continuo di curiosi e di fedeli, di sani e di malati, di contadini e di nobili. Ludovico Buzzaccarino, nobile padovano, ritirato sul vicino colle S. Daniele per sfuggire dalla peste scoppiata in forma epidemica in città, volle accertarsi del fatto. Fu talmente impressionato dalla prodigiosità degli eventi che, dopo devota e prolungata venerazione alla sacra immagine, si fece subito tutore e consigliere di Pietro. Fece infatti collocare il quadro sopra un frassino perché fosse visibile a tutti. All’indomani egli stesso accompagnò Pietro Falco in città perché annunciasse ai rettori di Padova quanto la Vergine gli aveva rivelato.

Il suo racconto fu confermato dal fatto miracoloso, scomparve ogni diffidenza e una verifica del Podestà di Padova e del Vicario della diocesi tolsero ogni indugio. Ludovico Buzzaccarino venne personalmente incaricato di prendere cura del luogo e di provvedere alla custodia della fonte. Frattanto le promesse della Vergine andavano attuandosi: la peste, propagatasi in tutto il Veneto, andava scomparendo e la pace delineandosi. Al principio fu costruito un oratorio, l’attuale sacello che contiene la sacra immagine, dietro l’inferriata dell’altare maggiore.

Crescendo la fama dell’apparizione e l’afflusso dei pellegrini, i rettori di Padova decretarono di costruire un tempio degno della Madre di Dio. Con la chiesa si decise la costruzione di un convento per i custodi del santuario, che furono i religiosi Eremiti di S. Agostino, già presenti a Padova, conosciuti e stimati. Dalla città vennero i primi due frati Agostiniani, i quali presiedettero ai lavori della fabbrica e incrementarono la devozione alla Vergine. A questi si associò presto Fra Simone da Camerino, uomo distinto per santità di vita, profondità di scienza, abilità diplomatica, che incrementò il culto della Vergine e la vita religiosa del suo Ordine, facendo del convento di Monteortone un cenacolo di spiritualità per la nuova congregazione. Simone attese al compimento della chiesa. S’impose allora l’avvio ai lavori del progettato convento: “grandioso nelle sue linee architettoniche, monumentale nella sua facciata di tardo stile gotico-veneziano e primo rinascimento”.

Fondò la Congregazione Agostiniana della Beata Vergine di Monteortone, che venne approvata da papa Eugenio IV, già eremita di S. Agostino, nel 1434. Mentre si diffondeva la devozione alla Vergine e aumentavano le sue grazie, esplose un dissidio tra Venezia e Milano, che sfociò in azioni provocatorie, devastazioni, scontri. Da Monteortone frate Simone da Camerino partì come ambasciatore della Serenissima alla volta di Milano, per scongiurare la guerra. L’abile frate, con l’aiuto della Vergine, che aveva promesso la pace, ebbe successo.

Venezia e Milano stipularono la pace di Lodi, il 9 aprile 1454. Simone, morto il 12 marzo 1478, fu sepolto nella navata centrale della chiesa vicino alla Madonna che tanto aveva fatto amare.

La chiesa fu innalzata tra il 1428 e il 1435, consacrata il 28 agosto, festa di S. Agostino, del 1435, dal vescovo Pietro Donato di Padova. Dopo l’incendio del 1441 che la danneggiò gravemente, la chiesa venne ampliata e abbellita a regola d’arte. Fu poi riconsacrata dal vescovo Pietro Barozzi il 28 agosto 1495, in onore della Vergine Assunta.

Durante il dominio napoleonico la chiesa venne spogliata di tutti gli oggetti più preziosi e i frati agostiniani furono costretti ad andarsene dopo la soppressione di tutte le congregazioni religiose. Successivamente gli Austriaci asportarono tutto ciò che i Francesi avevano risparmiato. La chiesa cadde in abbandono e trascuratezza fino a quando il sacerdote D. Giuseppe Erle ottenne dalle autorità ecclesiastica e civile l’uso perpetuo e, successivamente, la presenza di un curato.

Nel 1866 il governo austriaco cedette l’ex convento e terreni all’ospedale civile di Padova. S. Maria Assunta di Monteortone nel 1900 fu eretta dal vescovo G. Callegari a curazia sussidiaria di Abano e, il 31 dicembre 1925, dal vescovo Elia Dalla Costa fu elevata a parrocchia con territorio dismembrato da varie parrocchie. Don Ermenegildo Fogo ne fu il primo parroco.

 

 

 

 

Per i gruppi organizzati che desiderano visitare il Santuario, è gradita la prenotazione ai numeri sotto riportati.
In tale modo, al vostro arrivo a Monteortone, troverete un volontario che vi accompagnerà nella visita al Santuario

Segreteria Parrocchiale 049 667165:
Lunedì, Mercoledì e Venerdi: dalle 9.00 alle 12.00 – Giovedì e Sabato: dalle 15.30 alle 18.00

Orari di chiusura segreteria : sig. Luciano 368 7761617
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